La Contessa Barbera

LA CONTESSA BARBERA (dalla precedente puntata) ….. E lui quella sera era così sbronzo che tornando nella suite con pagliericcio in scuderia, che gli faceva da casa da oltre un anno, non si accorse del nobile profilo sauro con la solita mascherina bianca sul muso e del vecchio Roccia che lo osservavano straniti da un box non più vuoto dopo anni. Che cosa cosa stava per succedere all’allevamento Semper Fidelis e – chissà – nella vita di Bartolomeo Berazzani, una volta Meo per tutti i suoi tifosi ed oggi BarBera? E chi sarà mai questa Contessa?

(continua) Virginia Verasis di Castiglione, così avrebbe dovuto chiamarsi quella piccola saura sbarazzina dalla stella bianca sul muso nata la settimana prima, senonchè l’artiere mandato all’ufficio anagrafe per registrarne la nascita, smarrì il foglietto con scritto quel nome così difficile da ricordare. In difficoltà e pressato dal funzionario alle prese con la coda e con un impellente bisogno, l’artiere si ricordò che il Conte Branca chiamava affettuosamente la cavallina Contessa: tale era Virginia Verasis di Castiglione, donna bellissima e indiscussa protagonista – nel bene e nel male – del Risorgimento d’Italia, tale venne registrata la cavallina all’albo dei purosangue. La Contessa, ex Virginia Verasis di Castiglione, era nata all’allevamento Semper Fidelis da mamma Veragna e da papà Nefronte della Rocca. Una genealogia nulla più che discreta, tanto che alle aste il conte Branca, l’allevatore e padrone del Semper Fidelis, se l’era riportata a casa ritenendo non soddisfacente l’offerta massima ricevuta di 13 milioni ricevuta dal battitore d’asta.

In realtà non aveva accettato la cessione perchè l’offerente era Mauro Rigaggi, pezzo grosso della borsa, con il quale Branca, omettino all’apparenza fragile ma dal carattere forte quanto il portafoglio ereditato dalla madre, aveva più volte discusso per via di cavalli e di donne. Discussioni mai appianate, e il Branca diventava paonazzo di rabbia quando vedeva la sagoma erculea di Rigaggi, riconoscibile già da lontano per l’inseparabile cappello texano. Mai Branca gli avrebbe venduto un suo cavallo; in realtà lo sapeva benissimo anche Rigaggi al quale però quei giochetti divertivano tanto. Di quella piccola saura nulla gli interessava, l’offerta dei 13 milioni era solo l’ennesimo affronto a Branca che a chiunque altro avrebbe venduto la puledrina anche per 7-8 milioni. Storie di uomini e di cavalli, dove gli odi si mischiano agli amori.

Vai a sapere con i cavalli, ma gli “amanti” che avevano messo al mondo Virginia Verasis di Castiglione, ormai Contessa, parevano garantire alla cavalla una onesta carriera da routinier, con una predisposizione particolare al fondo. Mamma Veragna, prometteva molto bene ma non aveva mai corso per un grave infortunio in allenamento: aveva il vizio di sfiorare le transenne di destra della pista, e quella volta le sfiorò così tanto da finire gambe all’aria e quasi accoppare il malcapitato fantino, indovinate un po’ il talentuoso Bartolomeo Berazzani, che ci rimise 7 costole e quando c’era da spingere il cavallo con forza nel rush finale non fu mai più quello di prima… Poco da segnalare anche sul padre Nefronte, un habituè del sottoclou di San Siro che si era guadagnato onestamente vitto ed alloggio con tanti piazzamenti e tre vittorie nel borsino.

Passavano i mesi e il Conte Branca cercava ogni occasione per cedere la Contessa, benintesi a chiunque non fosse Rigaggi. Quella cavallina gentile e bizzosa al termine del primo anno gli sembrava troppo esile per poter far qualcosa di buono in pista. Non gli interessava…. almeno fino a quando, avvicinandosi il secondo anno di età ed il debutto alle corse, non le vide fare in canter una strano movimento con la testa notoriamente tipico di Fernandez, crack americano che tra una trasferta e l’altra attraverso il mondo aveva soggiornato per qualche settimana all’allevamento Semper Fidelis. “Vuoi vedere che con la Veragna….”, rimurginò tra sè Branca. E siccome i tempi di gestazione e nascita tornavano, nel dubbio il Conte – per la verità sempre scettico – decise di non vendere più la Contessa. Fece bene. +

A due anni la saura era una splendida cavalla: seconda all’esordio dopo una partenza disastrosa, inanellò poi sempre con la monta di Meo tre vittorie di fila che la accreditarono tra le femmine più forti dell’annata. Ora si doveva di cercare il confronto con le più forti in campo internazionale, alla faccia del Rigaggi che quando Contessa dominò quasi scherzando le Oaks, la corsa italiana più importante per le femmine, era stato notato sbattere a terra dalla rabbia il cappello texano. Contessa diventava ogni giorno più bella, più forte maestosa, orgogliosa nel portamento. Ma anche birichina, soprattutto con Meo. Come quella volta che lo fece correre dal tondino alla gabbie di partenza perchè – chissà per quale motivo – si era intestardita ad impedire che le salisse in groppa. Capriccio risolto davanti alle gabbie dove Meo giunse stremato, non ancora con le forze sufficienti per riaccompagnarla all’ennesima vittoria per distacco. Poi all’improvviso le Sirene dell’America, i prestigioso Blue Grass Farm in Califormia. Un Paradiso che però per lei, lontana dal suo Monferrato, dal suo mondo, divenne un inferno. Al punto che i nuovi padroni americani, disperati per le prestazioni ridicole e la visibile, inspiegabile, sofferenza, decisero di rimandarla per un po’ in Monferrato, all’allevamento natio

“Io non credo all’amore, è una malattia che passa com’è venuta…. prendetemi oggi non contate di avermi domani”: così scriveva Virginia Verasis di Castiglione, la donna che conquistò anche Napoleone III e che contribuì a fare l’Italia (il Conte Branca la metteva sullo stesso piano di Cavour). Parole. quelle scritte dalla bellissima Virginia, che incredibilmente valevano anche per la Contessa, che ne fece passare tante, ma tante, agli artieri ed anche a Meo, che in quel momento, ore 4 o’clock, alle prime luci dell’alba, si alzava dal pagliericcio. Era ancora talmente intontito dal vino della sera prima che mentre si lavava la faccia alla fontanella della scuderia manco più pensava alla Contessa ed al suo clamoroso ritorno. Glielo ricordò lo strano abbaiare di Roccia. Abbaiare alle 4 del mattino? Meo d’istinto pensò di aver dormito troppo e si preparò all’arrabbiatura degli altri artieri che sicuramente avevano dovuto fare il suo lavoro. Poi si girò, vide Roccia che lo guardava appoggiato sulla zampe posteriori, gli occhi di Contessa che lo scrutavano dal box e ricordò tutto. Anche di come si era ridotto. Si lasciò cadere a terra strisciando la schiena lungo il muro, guardò Contessa e Roccia per qualche interminabile secondo, poi venne travolto dall’emozione. Nessuno, prima, lo aveva visto piangere.

di Claudio Luigi Bagni
(2 – continua?)

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Pubblicato da La Monsterrato-Strade Bianche Monferrato

La Monsterrato-Strade Bianche Monferrato, pedalata cicloturistica in libera escursione nel Monferrato patrimonio dell'umanità Unesco per il paesaggio vitivinicolo e gli Infernot. Quattro tracciati (km 40, 70, 110 e 180 circa), percorso misto strade bianche/asfalto. Prossima edizione: settembre 2021

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